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Occorre sempre recuperare il senso di ciò che facciamo e che diciamo, ricercandolo nel passato remoto da cui proveniamo. Questo è vero particolarmente per Natale.
“Natale” vuol dire “nascita”, ed è la festa in ricordo della venuta al mondo di Gesù, il Figlio di Dio, 2009 anni fa. Ma da quando esiste questa datazione? Da meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Occorre risalire a circa 1500 anni fa, quando viveva Dionigi, un monaco originario della Romania meridionale, tanto pio e tanto colto (sapeva tradurre in simultanea dal greco al latino e viceversa) quanto modesto, al punto che si firmava Dionysius Exiguus, Dionigi “il Piccolo”. Ebbene, a Dionigi il Piccolo era stato affidato dal Papa il compito di preparare i calcoli per stabilire, anno dopo anno, il giorno in cui sarebbe caduta la Pasqua. Era un tempo (VI secolo dopo Cristo) in cui nell’Impero Romano d’Oriente si contavano gli anni a partire dall’inizio del regno di Diocleziano (284, quando il famoso imperatore aveva scatenato una violentissima persecuzione anticristiana). Dionigi, esperto di matematica e di astronomia, pensò che non aveva senso continuare a contar gli anni a partire da un crudele imperatore pagano, e propose di introdurre un nuovo metodo per la datazione, a partire dalla nascita del Salvatore. Con un calcolo complesso e difficile, Dionigi stabilì che Gesù era nato 532 anni prima della sua epoca. Ecco, si era nel 532 dopo Cristo, non nel 248 dopo Diocleziano! Questo nuovo calendario s’impose gradualmente in Occidente: prima in Britannia, nel VII secolo, poi tra i Franchi di Carlo Magno (VIII sec.), e solo nel X secolo fu reso ufficiale dai Pontefici romani.
Ma in che giorno esatto era nato Gesù nell’anno I della nuova era? (Niente “Anno Zero”, con buona pace di Michele Santoro, perché lo “zero” non esisteva: l’Occidente lo apprese dagli Arabi verso il 1000). Già nel III secolo era diffusa la convinzione tra gli intellettuali cristiani che la Passione di Cristo fosse avvenuta il 25 marzo, in coincidenza con la presunta data della creazione del mondo; e dato che, per ragioni di simbologia numerica, Cristo non poteva essere vissuto su questa terra che per un numero intero di anni, poiché l’elemento frazionario è segno d’imperfezione, doveva essersi incarnato in Maria pure il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione; gli esatti 9 mesi della gravidanza portavano perciò al 25 dicembre. Giorno, questo, quanto mai significativo, perché è quello in cui il sole, dopo aver “fermato” la sua discesa nei giorni del solstizio d’inverno, riprende la sua salita, per ricondurci sempre di più alla luce.
Sappiamo che il primo Natale fu celebrato già sotto Costantino il 25 dicembre del 330 d.C. Dionigi il Piccolo confermò questa data, e fissò il Capodanno a quel misterioso 25 marzo in cui aveva avuto inizio e fine l’esistenza terrena di Gesù. In questo non ebbe fortuna, perché con la riforma gregoriana del Calendario (1582) s’impose quasi ovunque il 1° gennaio come inizio del nuovo anno, ma il merito dell’umile monaco romeno è immenso. Ricordiamoci di lui alla Messa di mezzanotte e quando stapperemo lo spumante al sorgere del 2010.

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