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INTERVISTA SULLA RIVISTA "GENOVA ZENA" DI GENNAIO 2010

Il rapporto tra la mentalità troppo
consumistica dei giorni nostri e
la “austeritas” dei classici greci e
latini.


Guardi, la forbice che nell’immaginario
comune separa la contemporaneità
dalla classicità va senz’altro
ridotta di molto. Dalle pagine degli
antichi giungono beffe, risate, oscenità,
invettive, non solo severità e serietà.
Piuttosto, il nòcciolo della classicità
sta nella parola perfetta che è per sempre.
Noi invece consumiamo milioni di
parole per dire poco o niente.

Come giudica l’approccio degli studenti
del terzo millennio agli studi
classici?


Dipende. Se gli presenti i classici sotto
forma di brodino riscaldato, la reazione
è ben presto di schifata noia. Ma se
gli offri un cibo intellettualmente robusto,
per lo più sviluppano un appetito
inimmaginabile. Fuor di metafora,
i ragazzi di oggi hanno un disperato
bisogno di bellezza, di parole forti e
di pensieri grandi, che i classici sanno
ben comunicare.

Ci parli dell’associazione “Centrum
Latinitatis Europae”: nascita, crescita
e finalità.


Nato nel 1999 per iniziativa di Rainer
Weissengruber, un professore di Linz
(Austria) innamoratissimo del nostro
Paese e della sua cultura, il CLE si propone
di diffondere “orizzontalmente”
i valori dell’umanesimo antico, greco
e latino. Si è rapidamente espanso in
tutta Italia e in molte nazioni europee,
fondando ovunque delle delegazioni
decentrate, tra cui quella nostra di Genova,
che io dirigo. Molte informazioni
sulle nostre attività si possono trovare
sul sito www.centrumlatinitatis.org .

Quali saranno gli orizzonti di studio e
confronto che l’associazione proporrà
a breve termine per l’inizio del nuovo
anno?


Proprio da questo gennaio verrà lanciata
dal CLE una nuova rivista cartacea:
“Humanitas nova”, che proporrà
contributi scientifici e didattici a livello
internazionale. Sarà il nostro contributo
per rinnovare e a migliorare il
modo d’essere dell’Europa, proponen-
do un nuovo ideale di “humanitas”
fondato sulla cultura e sull’impegno
etico in funzione di una società civile
in continua crescita. A proposito: stiamo
cercando amici che si abbonino e
ci sostengano… Le spese sono forti!

La cultura greca può considerarsi attuale
ed in base a quali criteri?


Non attuale, attualissima. Particolarmente
la storia greca è una straordinaria
matrice del presente. Tutto (o quasi)
quel che succede oggi trova lì il suo
modello. Un esempio? I processi politici
erano l’anima (avvelenata) della
democrazia ateniese del V secolo a.C.:
fa impressione leggere, nelle arringhe
giudiziarie di oratori come Eschine,
Demostene, Iperìde, espressioni quali
“pirata della politica”, “uomo sconcio
e puttaniere”, “mascalzone e farabutto”,
“chi non gli sputerebbe in faccia?”.
Di Pietro non è nato oggi…

Quando è nato il suo personale “feeling”
con la lingua greca e latina?


Al Liceo classico “Colombo”, dove da
studente ebbi la fortuna di incontrare
un vero Maestro, il professor Salvatore
Currao, che con la sua inflessibile severità
unita a eccezionale cultura mi forgiò
nel profondo. Certo, figure come la
sua appartengono a un mondo scomparso,
sarebbero completamente anacronistiche
nella mediocrissima scuola-
harddiscount (supermarket sarebbe
eccessivo) di oggi, che offre i suoi servizi
di “azienda” all’”utenza” (orribile
parola) di studenti e famiglie.

Un motto dell’antichità classica al
quale si ispira la vostra associazione e
perché è stato scelto.


“Una est catena”, cioè “una sola è la
catena” che ci tiene legati. Seneca,
nella Lettere a Lucilio III, 26, da cui
è tratto il motto, continua dicendo
che è “l’amore della vita”. É certamente
così per tutti gli uomini degni
di questo nome. Noi del CLE possiamo
aggiungere di essere legati dall’amore
per l’umanesimo classico, e di voler
agganciare molti altri a questa civilissima
catena.

Le civiltà greca e romana sono state
definite “Bankettkultur” e “Trinkkultur”:
stare a banchetto e bere insieme.
Semplice convivenza civile o profonda
realtà sociale?


Nell’antica Grecia il simposio è l’occasione
in cui s’incontrano i membri di
un’eterìa (un gruppo di aristocratici
che hanno in comune lo stesso progetto
di vita) per bere, ascoltar musica,
amoreggiare, ma anche ragionare di
cultura, di filosofia e di politica, per approfondire
il loro sapere e aprire nuovi
scenari concreti. Non a caso s’intitola
“Simposio” il massimo capolavoro di
Platone. A Roma, la semplicità di un
bicchier di vino in una casa di campagna
assieme ad amici scelti, ispira
a Orazio liriche stupende sul senso da
dare alla vita. E Cicerone nella Repubblica
fa pronunciare riflessioni profondissime
sull’arte della politica a personaggi
sdraiati sui letti tricliniari.

Nello studio della cultura classica qual
è o quali sono le branche che occupano
il maggiore quantitativo di tempo
a vostra disposizione?


Una volta si sarebbe detto il reperimento
dei testi, ma oggi Internet consente
di accedere con facilità a un enorme
patrimonio librario. Resta ampio lo
spazio per l’opera di mediazione tra
questo sterminato capitale culturale e
una modernità che rischia di non sapere
come spenderlo. E allora tocca
a noi scegliere, tradurre, confrontare,
interpretare, per scongelare il pensiero
antico e aiutarlo a continuare a fecondare
il mondo.

Sono programmate particolari attività
per l’anno 2010?


Posso dire, a livello locale, che oltre al
classico “Caffè Latinum” (un simposio
letterario!) che tengo ogni mese al
primo piano del Ristorante “Vegio Caroggio”
di v. S. Lorenzo 41 R., sono in
programma nuove occasioni di “archeogastronomia”
con cene greche antiche
per i soci. Le raccomando fra l’altro il
“Bacio di Saffo” (bocconcini di filetto di
maiale affogati nel vino rosso con contorno
di salsa di fichi e mele cotogne)
e la “Danza dei Coribanti” (fantasia
di melagrana in una laguna di yogurt
bianco spruzzata di miele di castagno).
Le garantisco che la cultura classica
passa anche attraverso il gusto.

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